L’uso della tamsulosina oltre l’ipertrofia prostatica benigna

 

La tamsulosina viene utilizzata routinariamente non solo nell’ipertrofia prostatica benigna, ma anche “off-label” i numerosi altri disturbi urologici

 

 

 

 

 

 

Un’alta percentuale di uomini (fino all’80% nell’ottava decade d’età) presenta disturbi urinari causati dalla cosiddetta ipertrofia prostatica benigna (IPB).

Si tratta di una condizione legata alla stimolazione ormonale androgenica ad opera del testosterone e suoi analoghi, che, col passare degli anni, determinano un aumento del volume della prostata, spesso a carico di quella specifica porzione che entra in rapporto con l’uretra. Ne consegue un restringimento del canale uretrale e quindi difficoltà a iniziare la minzione, mantenere un flusso adeguato, svuotare completamente la vescica.

La tamsulosina è un farmaco indicato per alleviare i sintomi delle basse vie urinarie legati all’IPB: agendo da antagonista dei recettori alfa-adrenergici è in grado di determinare un rilassamento della muscolatura liscia della prostata e dell’uretra, in questo modo facilitando il flusso di urina.

Trattandosi di un farmaco considerato generalmente sicuro, viene utilizzato in maniera off-label dagli urologi in numerose altre patologie, quali:

  • Calcolosi urinaria: aumenta la probabilità di espellere un calcolo anche di dimensioni medie (5-10 mm di diametro), in concomitanza o meno di litotrissia extracorporea;
  • Ritenzione urinaria acuta: riduce la necessità di ricorrere alla cateterizzazione urinaria;
  • Prostatite cronica: riduce la sintomatologia;
  • Cancro prostatico: in associazione alla terapia anti-ormonale migliora i sintomi urinari nel cancro avanzato, inoltre sembra migliorare la morbidità nei pazienti candidati alla prostatectomia transuretrale;
  • Vescica neurologica: utile nei pazienti con sintomi urinari secondari a lesioni del midollo spinale;
  • Disfunzione dello svuotamento vescicale nelle donne;
  • Contraccezione maschile: alcuni studi mostrano come la progressione degli spermatozoi viene ridotta o persino bloccata durante l’attività sessuale, il che potrebbe porre le basi per una eventuale terapia farmacologica contraccettiva nell’uomo;
  • Disorgasmia: riduce il dolore legato allo spasmo della muscolatura liscia della regione pelvica.

Le principali avvertenze sulla sicurezza di tamsulosina riguardano l’apparato cardiovascolare e l’occhio:

  1. Come con altri antagonisti degli adrenorecettori α1, si può verificare una riduzione della pressione arteriosa, specialmente in pazienti in terapia antipertensiva; raramente, si può arrivare alla sincope, ovvero lo svenimento con perdita di coscienza;
  2. Non è raccomandato cominciare la terapia con tamsulosina in pazienti per i quali è stato programmato un intervento chirurgico di cataratta o glaucoma, in quanto può aumentare il rischio di complicazioni oculari durante e dopo l’intervento chirurgico.

In conclusione, la tamsulosina è un farmaco sicuro e certamente molto utile, non solo nell’ambito delle indicazioni terapeutiche per le quali è approvata, ma anche in numerose altre patologie di stampo urologico nelle quali viene utilizzata in maniera off-label. Saranno però necessari ulteriori studi per confermare l’efficacia e valutare il rapporto costi-benefici per queste nuove eventuali indicazioni terapeutiche.

 

Prabhu et al.: “Tamsulosin in urology: beyond benign prostatic hyperplasia”
Drugs & Therapy Perspectives, 2019. https://doi.org/10.1007/s40267-019-00611-1

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