Uso del Litio in Gravidanza: differenze in 14 Nazioni

https://link.springer.com/article/10.1007/s12325-018-0735-8

Introduzione

In gravidanza, i benefici del trattamento con litio per la prevenzione delle ricadute in condizioni psichiatriche devono essere soppesati rispetto ai potenziali effetti teratogeni. Attualmente, vi è una scarsità di informazioni su come e quando il litio viene utilizzato durante la gravidanza.

Obiettivo

Esaminare l’uso del litio nel periodo perinatale.

Materiali e Metodi

Questo studio di coorte ha utilizzato dati a livello individuale di gravidanze dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2021 in Australia, Danimarca, Finlandia, Germania, Hong Kong, Islanda, Israele, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, Svezia, Taiwan, Regno Unito e 2 coorti negli Stati Uniti. Le analisi sono state eseguite dal 1° settembre al 30 novembre 2023.

La prevalenza dell’uso di litio, come percentuale di gravidanze con almeno 1 prescrizione medica o prescrizione entro 3 mesi prima della gravidanza fino al parto, è stata stimata utilizzando un protocollo comune. È stato esaminato l’uso di litio durante la gravidanza per trimestre e nei 3 mesi prima e dopo la gravidanza.

Principali risultati e misure

Confronto della prevalenza tra il primo e l’ultimo periodo di 3 anni di studio.

Risultati

Tra 21.659.454 gravidanze provenienti da tutte le Nazioni che hanno collaborato, la prevalenza dell’uso di litio variava da 0,07 ogni 1000 gravidanze a Hong Kong a 1,56 ogni 1000 nella popolazione, con assicurazione pubblica, negli Stati Uniti. L’uso del litio è aumentato ogni 1000 gravidanze in 10 popolazioni (Australia [da 0,60 a 0,74], Danimarca [da 0,09 a 0,51], Finlandia [da 0,10 a 0,29], Islanda [da 0,24 a 0,99], Israele [da 0,25 a 0,37], Norvegia [da 0,24 a 0,47], Corea del Sud [da 0,30 a 0,44], Svezia [da 0,42 a 1,07], Regno Unito [da 0,07 a 0,10] e Taiwan [da 0,15 a 0,19]), è rimasto stabile in 4 popolazioni (Germania [da 0,17 a 0,16], Hong Kong [da 0,06 a 0,06] e le popolazioni statunitensi con assicurazione pubblica [da 1,50 a 1,34] e senza [da 0,38 a 0,36]) ed è diminuito in 1 popolazione (Nuova Zelanda [da 0,54 a 0,39]). L’uso del litio è diminuito con ogni trimestre di gravidanza, mentre la prevalenza dell’uso post-partum era simile ai livelli pre-gravidanza. La percentuale di uso di litio nel secondo trimestre rispetto al periodo pre-gravidanza variava dal 2% in Corea del Sud all’80% in Danimarca.

Conclusioni 

La prevalenza dell’uso di litio nelle donne in gravidanza negli ultimi 2 decenni variava notevolmente tra le popolazioni. I modelli di uso prima, durante e dopo la gravidanza suggeriscono che molte donne hanno interrotto l’uso di litio durante la gravidanza e hanno ripreso il trattamento dopo il parto, con grandi variazioni tra i paesi. Questi risultati sottolineano la necessità di linee guida uniformate a livello internazionale, in particolare per le condizioni psichiatriche tra le donne incinte che possono trarre beneficio dal trattamento con litio con i minori rischi per i nascituri.

JAMA Netw Open. 2024 Dec 2;7(12):e2451117. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2024.51117. Lithium Use During Pregnancy in 14 Countries. Felix Wittström Carolyn E Cesta Brian T Bateman et al.

Link dove è possibile leggere lo studio completo 

Il litio assunto attraverso l’allattamento al seno inibisce l’assorbimento dello iodio nella tiroide e la produzione dell’ormone tiroideo, che può essere corretto con una supplementazione materna dello iodio

Introduzione

Oggi la Depressione Bipolare è una delle patologie psichiatriche più rilevanti e il post-partum è un periodo in cui si è riscontrata un’elevata incidenza di recidive (66% senza terapia contro un 38% in terapia con litio). Il litio rappresenta la terapia più adeguata nella maggior parte dei casi; tale terapia, a lungo termine, può provocare delle compromissioni d’organo, come la riduzione della funzione tiroidea e danni al parenchima renale.

In assenza di dati consistenti, alcune linee guida scoraggiano la somministrazione del litio durante l’allattamento o, nel caso venga somministrato, pongono l’attenzione sulla necessità di un suo attento monitoraggio mensile; infatti, è stata notata, nel neonato, una transitoria alterazione della stimolazione tiroidea, un aumento dell’azotemia e della creatinina; per questo, alcune madri, preferiscono l’allattamento con latte in formula. 

Sono pochi i dati ricavati dai neonati allattati da madri in terapia con litio, per cui gli autori hanno costruito un modello animale che potesse essere il più possibile rappresentativo dell’uomo. 

Metodi

Il campione dello studio  è costituito da 312 ratti così suddiviso: 26 madri, 12 figli per ogni madre (distribuiti in egual numero tra maschi e femmine, scegliendo quelli di peso maggiore). Le 26 madri sono così suddivise: alla diciottesima giornata post partum furono selezionate 18 madri (7 controlli, 7 in terapia con litio,  4 in terapia con litio che hanno ricevuto una supplementazione di iodio); alla venticinquesima giornata post-partum furono selezionate 6 madri (3 controlli, 3 in terapia con litio); alla sessantesima giornata post-partum furono selezionate due madri (1 controllo, 1 in terapia con litio). Per ogni madre vennero studiati i corrispettivi figli.

Lo studio prende in considerazione vari parametri, nelle madri: concentrazione del  litio nel sangue (attraverso la spettrometria ad induzione di massa) e nel latte (attraverso la spettroscopia ad emissione laser);  nei neonati:  concentrazione ematica del litio, funzionalità tiroidea (T4, Ft3, Ft4, TSH, tireoglobulina) e renale  (BUN) e l’immunoistochimica furono richiesti al diciottesimo (P18), venticinquesimo (P25) e sessantesimo (P30) giorno post-partum; furono ricercati: litio, iodio, sodio, potassio e calcio nella tiroide e nel cervello, durante e poco dopo il periodo dell’allattamento; fu monitorato il peso corporeo.

Nelle madri il litio fu somministrato ad una concentrazione pari a 1000 mg/50 kg di peso corporeo, al fine di raggiungere una concentrazione plasmatica di circa 0,5 mmol/L; lo Iodio fu somministrato ad una concentrazione tra i 2 e i 3 mg al giorno.

Risultati

Il confronto fra i gruppi mostra come nel torrente ematico il litio scompaia rapidamente dopo la fine dell’allattamento (0.075±0.03 al P18 contro un valore non rilevabile intorno al P21); i topi  da madri in terapia con litio ebbero un aumento del peso statisticamente significativo rispetto ai controlli al  P18 (42,5 ± 5,51 contro 40,31 ± 3,74 g, p <0,05) mentre sebbene il peso al  P25 e P60 fosse superiore nei trattati rispetto ai controlli, questo dato non fu statisticamente significativo.

Il BUN misurato al giorno 18 ebbe un incremento statisticamente significativo tra quello misurato nei trattati rispetto ai controlli (6,71 ± 0,27 contro 5,25 ± 0,49 mmol/L, p<0,05); mentre dopo lo svezzamento tale differenza scomparì.

Il confronto tra i livelli ematici di T4 tra il gruppo dei trattati e dei non trattati è risultato statisticamente significativo per una riduzione dei suoi valori al P18 (67,2 ± 5,21 contro 93,41 ± 10,60 mmol/L, p<0,05) e al P25 (40,06 ± 5,79 contro 52,61 ± 3,03, p <0,05), mentre la differenza al P60 non fu statisticamente significativa. Non appare statisticamente significativa tra i due gruppi la differenza per Ft3 e Ft4. L’aumento del TSH nei trattati rispetto ai non trattati suggerisce che il litio possa inibire la fuoriuscita degli ormoni tiroidei.

Lo studio degli estratti tiroidei con LIBS e XRF ha evidenziato la presenza del litio sia al P18 che al P25 nei trattati; mentre agli stessi tempi le onde di emissione per lo iodio risultarono significativamente ridotte.

Il confronto di sezioni di ghiandola tiroidea tra trattati e controlli mostrò una differenza statisticamente significativa tra le concentrazioni di tireoglobulina (più alta nei trattati).

Assodato che nel neonato il litio altera la funzionalità di alcuni organi, gli autori vollero vedere se la supplementazione di iodio alla dieta materna, durante l’allattamento, potesse portare qualche beneficio; considerato il gruppo degli esposti al litio e alla supplementazione di Iodio versus i soli esposti al litio si notò un aumento statisticamente significativo del T4 nel primo gruppo rispetto al secondo (85,6 ± 8,32 contro 67,2 ± 5,21 nmol/L, p < 0,05).

Sezioni di tessuto tiroideo hanno ricalcato tali dati mostrando al P18, una più alta densità ottica della tireoglobulina rispetto ai controlli e rispetto ai neonati di madri che hanno ricevuto una supplementazione di iodio. Infine, venne studiata la permanenza del Litio nella corteccia frontale, rilevando la sua presenza al P18 e ancora al P25.

Conclusioni

Questo studio dà nuova luce ai meccanismi con cui il litio interferisce sulla funzione tiroidea, renale e sull’accumulo nel cervello dei neonati allattati da madri che fanno uso del farmaco, quali: ipotiroidismo, compromissione renale, accumulo nel cervello; senza, però, apparenti conseguenze sullo sviluppo. Inoltre, viene verificato come la supplementazione dello iodio, in queste madri, porti beneficio nella prole con un aumento della concentrazione del T4 e una riduzione della tireoglobulina con livelli simili ai controlli. Studi futuri dovranno testare l’efficacia della supplementazione dello iodio nell’uomo.

Bibliogafia

Irfan Ahmed, Victor Ma, Yuanchao Liu, Muhammad Shehzad Khan, Zhenhui Liu, Chi Zhang, Santosh Kumar Paidi, Francis A. M. Manno, Noreen Amjad, Sinai H. C. Manno, Rafay Ahmed, Alan W. L. Law, Ahmed Ali, Faizan Raza, Yanpeng Zhang, William C. S Cho, Ishan Barman, Martin Alda, Veerle Bergink, Condon Lau. Lithium from breast-milk inhibits thyroid iodine uptake and hormone production, which are remedied by maternal iodine supplementation. Bipolar Disorder 2021 Jan 28 PMID: 33507599

È possibile leggere qui l’abstract dell’articolo.

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